La generazione Y: la più (S)figa di sempre

Oggi, proprio mentre milioni di ragazzi si apprestano a fare il loro esame di maturità, parliamo di una generazione che su quegli stessi banchi ci è stata (non moltissimo) tempo fa. Una generazione molto figa nonostante la S che spesso cerca di interporsi lungo la sua strada.

Una generazione dall’infanzia ovattata, dalle mamme affettuose ma ancora dalla parte delle maestre più che dei figli (come sarebbero state invece le loro degne eredi), una generazione che, almeno per il versante italiano, guai chi non ricorda Non è la Rai o a chi non ha mai visto Beverly Hills 90210, che ha sognato un amore che qualche volta poteva anche non essere perfetto perché poi tanto c’era Alberto Castagna a riparare i malfatti, che si riusciva ancora a divertire offline, dando calci ad un pallone o anche semplicemente giocando a “nomicosecittàeanimali” e che ha visto il tramonto del grande mito dei propri genitori, l’evanescente posto fisso.

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Una generazione delle volte bistrattata, additata come bambocciona perché vorrebbe far credere che le lauree, le specializzazioni e i master non bastino a pagare un mutuo o un affitto…

Parliamo dei ragazzi (e meno ragazzi) nati tra il 1980 e il 2000, quella generazione che ha visto apparire nelle proprie case Internet e, come un fratellino minore, lo ha visto crescere insieme a lei, senza mai percepirlo come un parente scomodo, ma accogliendolo anzi come una naturale estensione delle proprie capacità intellettive.

Questo nutrito gruppo di ragazzotti è oggi oggetto di attenzione e studio da parte dei sociologi di tutto il mondo che prima di tutto ha scelto un bel nome per definirli: millennials, detti anche Generazione Y!

Ma perché tutta questa attenzione nei loro confronti?

Perché rappresentano la generazione più giovane di lavoratori di tutto il  mondo, dettano legge in fatto di mode, usi e costumi e quindi sono proprio loro a fare differenza nel mercato globale.

Ma in cosa differiscono dalla generazione dei loro genitori?

Essere un millennials significa tante cose, ma la principale è certamente la l’iper connettività una cospicua nicchia della popolazione che vive due vite spesso parallele, altre volte coincidenti, switchando con disinvoltura dal proprio profilo online a quello offline, sfoggiando una certa naturalezza nel multitasking.

Conoscono, si informano, socializzano, discutono, comprano online come dal vivo e sono in grado di farsi un’idea su qualsiasi argomento già soltanto consultando il proprio oracolo, lo smartphone.

Internet ha abbattuto le barriere fisiche e mentali e li ha abituati alla diversità, per cui i millennials non hanno paura di sperimentare e la loro naturale versatilità li ha resi liberi dai pregiudizi.

Hanno trasformato, loro malgrado,  la precarietà in uno stile di vita e reinventato il concetto stesso di lavoro, trovando proprio nella sua mutevole flessibilità uno sprone a fare sempre meglio. È proprio questo il contesto da cui hanno preso origine i servizi di sharing economy di maggior successo, da Arinbnb, a BlaBla car, lo stesso in cui sono venute a nascere le youtube-star e i blogger da milioni e milioni di fan.

Insomma, una generazione nata in un periodo storico complicato e sfavorevole in molti casi, con un futuro sicuramente più incerto dei propri genitori, ma spesso è proprio dalle difficoltà che nascono le idee migliori, quindi avanti tutta millennials!

Stay hungry stay foolish!

Steve Jobs

 

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